Abbazia Del Santo Salvatore•Antiquarium

L’origine dell’Abbazia sembra risalire intorno all’anno Mille, sebbene alcuni studiosi facciano risalire la sua fondazione ancor prima. Libero Petrucci, ad es., asserisce che il monastero fu eretto nell’VIII secolo dal duca longobardo di Benevento Arechi II, mentre Angelo Iannachino ne data la nascita nel sec. IX identificandola come cella di Montecassino.

A seguito delle incursioni saracene e dei vari terremoti, gli abitanti di Telesia, abbandonata la città, si disposero nei territori circostanti ed un nucleo di essi si stabilì in un casale fatto costruire dai Benedettini, che governavano il complesso che cominciò ad assumere le sembianze di un monastero.

La prima traccia storica dell’Abbazia è comunque il 1075, anno in cui Leopoldo, abate di San Salvatore, sottoscrisse la Bolla dell’Arcivescovo di Benevento Milone.

L’Abbazia raggiunse grandissima ricchezza sotto il re normanno Ruggiero II, della cui stima e benevolenza godeva l’abate Alessandro Telesino, colui che al re dedicò la biografia "De rebus gestis Ruggierii Siciliae Regis".

Ospite illustre dell’Abbazia fu S. Anselmo d’Aosta, arcivescovo di Canterbury, secondo quanto sostenuto da Edmero, frate biografo del santo, avrebbe scritto durante la permanenza nell’Abazia la sua opera fondamentale “Cur Deus Homo”.

Dopo le fortune medioevali, con la successiva crisi del monachesimo benedettino, l’Abbazia dal 1448 fu guidata da una serie di abati “commendatari”. Nel sec. XVI divennero commendatari alcuni rappresentati della famiglia dei Monsorio, signori del comprensorio di origine longobarda. Nel Seicento la sorte della badia passò per alterne vicende, fin quando, con l’arrivo della dinastia borbonica, tutti i beni furono devoluti alla corona. Alla fine del Settecento, con l’occupazione militare francese e l’abolizione dei privilegi feudali, la commenda fu messa in vendita e rilevata dalla famiglia Pacelli, signori della zona. Agli inizi del Novecento gli ambienti dell’Abazia ospitarono uno stabilimento vinicolo e dal 1923 si aggiunse un mulino che è stato attivo fino alla fine degli anni Sessanta. Di notevoli dimensioni sono gli ambienti sotterranei della badia nei quali venivano stipati i prodotti della terra coltivati dai conventuali in loco e presso gli altri possedimenti.

L’assetto strutturale del cenobio benedettino presenta le caratteristiche peculiari dell’architettura conventuale di epoca normanna: si ergevano generalmente strutture religiose su precedenti insediamenti di età romana e forse l’abbazia fu eretta sui resti di un’antica villa, come risulterebbe da scavi archeologici del 1991 e del 2007. L’interno si presenta con un impianto a tre navate e termina in un transetto sporgente che immette in un coro.

Nella zona dell’abside tracce degli antichi cicli pittorici. Al centro possiamo osservare dei resti acefali di figure sacre, forse apostoli o santi, sei nell’ordine superiore e sei in quello inferiore. Nella parte laterale destra dell’abside troviamo raffigurato San Benedetto e Santa Scolastica, sorella del santo di Norcia, nell’atto di sorreggere un giglio ed un libro sacro incastonato; a sinistra della santa, osserviamo l’immagine di un santo non identificato con pastorale e libro sacro.

Gli affreschi, restaurati nel 2007, potrebbero risalire ai secc. XII e XIII, e sono un apprezzabile esempio di pittura sacra che risente della guisa gotica-bizantina. La datazione, sulla quale concordano storici dell’arte e restauratori, è riconducibile al periodo di maggior fortuna del monastero, quando cioè arrivavano copiose le donazioni dei signori locali e le prebende incassate dai monaci sulle proprietà che fornivano ricchezza sufficiente per abbellire i locali dell’ecclesia; è questo il periodo durante il quale è numericamente notevole anche la presenza dei frati.

Dalla navata centrale è possibile accedere ad un piano inferiore in cui, dopo un breve corridoio si apre una cripta e scendendo ancora, la zona delle cantine; in fondo a questa area, scavata completamente nel tufo, si trova il pozzo detto di Sant’Anselmo, perché sarebbe stato proprio il santo ad indicare ai frati il punto in cui scavare.

Nel corso degli interventi di scavo del 2007 sono state rinvenute due tombe, in una delle quali sono stati rintracciati i resti di due individui sistemati “l’uno sull’altro”; l’arredo funerario rinvenuto su uno dei due corpi, composto da collana e anello, fa ipotizzare che si trattasse di una donna.