Telesia • Anfiteatro Romano • Mura

I resti dell’antica Telesia sono situati nel territorio di San Salvatore Telesino.

Telesia, città prima Sannita e poi Romana menzionata per la prima volta nel 217 a.C., fu centro di importanza cruciale ai tempi delle guerre puniche; prosperò nel corso dei secoli tra varie dominazioni, fino a subire le incursioni dei Saraceni e venire definitivamente distrutta dal terremoto del 1349.

Ricca ed opulenta, Telesia ebbe un anfiteatro, il foro, le terme ed una propria moneta con cui attendeva ai traffici ed al commercio con i popoli limitrofi.

Ciò che rende unico il sito archeologico di Telesia è il circuito murario, visibile lungo un percorso che si estende per circa due chilometri e mezzo, che presenta un evoluto sistema difensivo ( detto a mesopirgo o mura concave, teorizzato da Filone di Bisanzio nel III sec. A.C.). L’insieme delle mura perimetrali, difatti, disegna una città concepita scientificamente come un fortilizio idoneo a resistere a qualsiasi aggressione esterna.



All’epoca dei Gracchi o di Silla vi fu dedotta la colonia di legionari romani Herculea Telesina. Nell’alto Medioevo fece parte del ducato di Benevento e fu sede di un gastaldato; per la sua importanza strategica fu al centro delle sanguinose e lunghe lotte politico-dinastiche dei Longobardi meridionali e venne devastata dai Saraceni nell’847 e nell’863. Divenuta contea normanna intorno al 1100, la città venne incendiata nel 1193 da Tancredi di Lecce perché parteggiava per Enrico VI di Svevia. Nel 1349 fu distrutta totalmente da un rovinoso terremoto e non risorse più. A Telesia nacque Ponzio Telesino, condottiero dei Sanniti nel 90-89 a.C. e poi, durante la guerra civile, caduto nell’82 a.C. nella battaglia contro Silla alle porte di Roma.

Ancora oggi sono visibili i resti delle mura che circondavano la città, formate da segmenti arcuati aventi la concavità rivolta verso l'esterno chiamati mesopirgi; alle punte di ciascuno di questi segmenti arcuati erano site le torri, a base circolare o esagonale. Probabilmente le torri esagonali non eccedevano l’altezza dei mesopirgi, essendone in sostanza la parte terminale, debitamente rinforzata da grossi conci di pietra mentre quelle cilindriche, invece, dovevano sovrastare di almeno 5 o 6 metri la sommità dei mesopirgi, garantendone perciò la protezione balistica dall’alto. In pratica, mentre alle torri esagonali veniva affidato il tiro di interdizione incrociato orizzontale e radente, alle torri cilindriche veniva affidato quello ficcante, obliquo e di copertura: la fortificazione avrebbe perciò reagito attivamente in ogni direzione ed in ogni dimensione, priva in ciò di analogie nell’intero Impero Romano, sia precedenti che future. All’interno dei resti della cinta muraria, tra i campi coltivati, si possono ancora distinguere frammenti di strade lastricate, tra i quali un tratto dell’antica Via Latina, che attraversava la città, e i resti di un teatro e di tre edifici termali. Fuori della porta settentrionale, a est della strada, è addossata alle mura una cisterna alimentata dall’acquedotto, il cui piezometro è nella torre attigua. Subito fuori la porta di Capua, in prossimità delle mura, sorge l’anfiteatro probabilmente ricavato sfruttando l’insaccatura di una valletta già esistente. Ulteriori scavi hanno rimesso in luce alcuni monumenti della città romana, e parti della necropoli, dalle cui tombe sono venuti alla luce vasi e suppellettili diverse.