Chiesa Santa Maria Assunta

Edificata nella prima metà del XVI sec., la chiesa presenta oggi una pianta a croce latina con tre navate divise da pilastri e tre cappelle principali: due sono poste lungo i lati della navata centrale, la terza è innestata nel transetto dell’altare maggiore, risalente al XIII sec., e rappresenta il nucleo più antico. Essa divenne nel 1518, con la morte del duca Vincenzo, la cappella sepolcrale dei Monsorio. Il patrimonio della Chiesa annovera, inoltre, pregiati dipinti.


La Chiesa di Santa Maria Assunta fu edificata nella prima metà del XVI sec., a ridosso di una cappella- sepolcreto dei duchi Monsorio, feudatari del luogo. E’ probabile però che preesistesse una semplice cappella votiva ad unica navata già nel ‘300, e che solo successivamente la chiesa sia stata sottoposta ad una serie di ampliamenti fino a raggiungere l’attuale configurazione di tempio a tre navate, divise da una teoria di archi su pilastri e costruite metà a volta e metà con le soffitte a tegola. Quest’ultimo particolare lascia pensare che la porzione costruita in muratura sia stata aggiunta successivamente a quella che era forse un semplice sacrario. L’altare maggiore del tempio è intitolato alla Madonna delle Grazie ed è dotato di una tribuna circolare in legno; al centro dell’altare è presente fin dal 1638 una statua lignea raffigurante la Madonna.

Sono presenti, fin dal secolo XVI, una serie di cappelle laterali, una delle quali, di notevole importanza, è posta alla destra dell’altare maggiore; è la cappella inizialmente dedicata a Santa Croce, ed assume in un secondo momento la nuova denominazione di Cappella dell’Assunta. Ristrutturata nel 1519, presenta sulla parete di destra un sepolcro allestito per accogliere le spoglie mortali del duca Vincenzo Monsorio. Il sarcofago, di marmo bianco, è composto da un altare su cui si adagia la statua raffigurante il duca, ai suoi piedi, scolpiti nel marmo, due cuccioli vegliano il duca e, al tempo stesso, simboleggiano l’arte della caccia, attività in cui pare fosse stato particolarmente versato. Al di sopra di essa un’iscrizione rappresenta la dedica della famiglia ai posteri, nel marmo è scolpito lo stemma della famiglia. Una grande botola presente al centro del pavimento, consente l’accesso al sepolcro di famiglia.  

Tra la sacrestia e la cappella dei Monsorio vi è l’altare dedicato a San Leucio di cui non si fa menzione prima del 1674, quando per la prima volta si parla di un altare decorato da una tela raffigurante il santo protettore. 

Fino alla prima metà del ‘700 la Chiesa è ad unica navata e possiede tre succorpi: il primo, data la frequente mortalità infantile, viene utilizzato esclusivamente per la sepoltura dei bambini; il secondo, posto ai piedi del presbiterio, serve per accogliere i sacerdoti, mentre il terzo è riservato al resto della popolazione.  Nella seconda metà del ‘700, divenuta insufficiente all’esercizio del culto per l’incremento demografico della popolazione, la parrocchia viene ampliata; le navate diventano tre, mentre i succorpi vengono portati a sei. All’ingresso viene aggiunto un ampio portale di pietra lavorata. Al fondo della Chiesa, in posizione sopraelevata, viene collocato un organo, mentre la torre campanaria si arricchisce di un orologio. L’occasione consente anche il trasferimento, nella rinnovata Chiesa, del quadro della Trasfigurazione, un dipinto attribuito a Luca Giordano e collocato alle spalle dell’altare maggiore in sostituzione dell’antico quadro dell’Assunta, anch’esso attribuito alla scuola del grande maestro napoletano. Il vecchio affresco di San Leucio, ormai consunto dall’umidità, viene sostituito con una nuova tela, a testimonianza della devozione e del legame indissolubile che ormai il Santo ha stabilito con la popolazione.  

Nel 1776 la comunità di San Salvatore commissiona all’artista napoletano Antonio Sarnelli un affresco raffigurante il santo patrono. La tela riproduce il santo in abiti pontificali, attorniato da una schiera di Angeli mentre sullo sfondo si scorge il Casale di San Salvatore Telesino con la Rocca, l’Abbazia ed il Castello Ducale. Del Sarnelli anche l’affresco di San Michele Arcangelo, posto sull’altare maggiore, e il Cenacolo, situato nella Cappella prospiciente a quella dei Pacelli. 

Nel 1778 la cappella laterale di destra viene intitolata alla Madonna Addolorata. Completamente ristrutturata, trae la nuova denominazione dalla presenza di una tela del Celebrano raffigurante l’Addolorata in Gloria con ai piedi San Vincenzo Ferreri e San Nicola. L’iniziativa ad opera dell’Arciprete Gianfrancesco Pacelli che provvede anche a ristrutturare l’altare in stile barocco; da questo momento l’edicola diviene la cappella gentilizia della famiglia Pacelli. 

Nel 1825 la vecchia statua lignea ritrovata a Telese Vetere, dedicata a San Leucio, viene sostituita con l’attuale statua che ne copia le fattezze. La tela del Sarnelli raffigurante il santo viene spostata in fondo alla navata laterale destra, prospiciente all’entrata, per lasciare il posto ad una cripta, costruita per accogliere la nuova statua del santo protettore. L’immagine sacra viene posta, in occasione della festa patronale, su di un trono di legno dorato di manifattura napoletana. Nicchie laterali custodiscono la Madonna del Rosario del XIX secolo, realizzata in stucco e legno e ornata di un ricco abito in seta ricamato con fili dorati e la statua lignea a mezzo busto, di Sant’Anselmo benedicente risalente al XIX secolo.

tratto da: BOVE E., Il lungo viaggio del beato Leucio, 2000