Puri di Monte Pugliano

Sono situati nell'altipiano di Monte Pugliano, si tratta di straordinari fenomeni carsici (doline), come dimostrano le sorgenti solfuree e le sorgenti di acqua dolce di Grassano, che sgorgano ad arco alle radici di Monte Pugliano. Alcuni "puri" hanno la profondità di 150 metri. Quelli più conosciuti, e più visitati, hanno anche nomi individuali (Puro Grande, Puro delle mele ecc.).


La collina di Pugliano altro non è che il prolungamento orientale di Monte Acero. Sebbene venga ricordata soprattutto come luogo funesto dell’epicentro sismico del 1349, vi sono ben altri motivi per cui Pugliano merita una citazione: essa è stata certamente abitata fin dai tempi più remoti. Lo dimostra la scoperta di una capanna-ovile di epoca preistorica, descritta con dovizia di particolari dallo studioso Abele De Blasio.Addirittura un’antica leggenda vuole che dalla piccola comunità di Montepugliano alcuni abitanti si siano portati più a valle, verso le sponde del fiume Volturno dando origine così ad un nuovo agglomerato. Il quale, per ricordare la sua provenienza, prende il nome di piccola Pugliano: Puglianello. Attraversando la sommità di monte Pugliano ancora oggi appaiono evidenti, ampie e profonde voragini, simili a crateri o bocche di vulcano, che la nostra gente definisce comunemente puri e che rappresentano meta di escursioni per gli appassionati di fenomeni naturali. Lo stesso De Blasio nel suo studio sulla capanna-ovile ne fa menzione descrivendone quattordici ma precisando nel contempo di non poter stabilire quando si formarono questi burroni.Così dice: “intorno all’epoca in cui avvennero tali sprofondamenti, di 13 di essi non è rimasta memoria; uno si formò circa un secolo e mezzo fa e tutti, indistintamente, divennero più profondi in occasione del terremoto del 1815“. Qualche studioso ha ipotizzato l’origine del termine puri dal greco πῦρ = fuoco. Se ne riconosce in tal modo, almeno indirettamente, una origine vulcanica. In uno studio del secolo scorso, anche il Perrotta è caduto in errore ritenendo dette cavità dei veri e propri crateri vulcanici. Tale ipotesi, priva di qualunque fondamento, è tra l’altro ampiamente smentita da un fatto inequivocabile: sulla collina di Pugliano non è presente nemmeno la minima traccia di roccia vulcanica.I Puri di Monte Pugliano debbono dunque la loro genesi sicuramente all’azione erosiva dell’acqua. L’antico aforisma latino “gutta cavat lapidem” mai come in questi casi sembra più appropriato: le acque carsiche contenute all’interno della montagna da tempo immemorabile, con la loro azione erosiva procurano delle fratture al suolo e delle sconnessioni in tutto il sistema roccioso. Ciò conduce alla formazione di meati interni che, sottoposti a loro volta a continue erosioni, determinano la formazione di ampie caverne in progressivo mutamento.Tanto è vero che le pareti di tali caverne dimostrano tutta la precarietà del loro equilibrio quando al minimo sommovimento della roccia circostante, sprofondano originando i Puri.Lo scuotimento sismico rappresenta la principale causa degli sprofondamenti. “Le volte di tali caverne, continuamente assottigliate dall’aggressività millenaria delle acque che passano rombando verso la loro scaturigine, alle prime scosse crollano e migliaia di metri cubi di roccia piombano nei fiumi sotterranei bloccandone il corso” (A. Romano, Le Terme di Telese, De Martini, Benevento, 1971, pag. 13). I Puri quindi non hanno una origine vulcanica ma nascono per lo sprofondamento di caverne interne alla montagna; secondo A. De Blasio il loro nome popolare è in definitiva una semplice corruzione “putei” dato che tali sprofondamenti, visti da lontano, assomigliano a tanti pozzi. Appare evidente come molti di questi puri originano in conseguenza del terremoto del 1349. Il sisma, stando a quanto viene riferito, deve aver assunto proporzioni davvero catastrofiche; basti pensare che proprio in quell’occasione originano le mofete e le acque solfuree. I puri hanno svolto la funzione di deposito piovano, offrendosi oggi come luogo di suggestione quasi lunare, che ben si addice alla dimensione fantastica della città. Il Puro Grande, o Puro delle Mele, presenta un dislivello di circa 100 m rispetto al piano di superficie. Il Puro Piccolo, l’unico visitabile, ha un dislivello di circa 80 m. uno stretto sentiero, realizzato lungo i fianchi della dolina permette al visitatore di raggiungere il piano basale. La discesa, piacevole e poco impegnativa, è un lento immergersi nella vegetazione rigogliosa ed incontaminata.